PASSIONE TREKKING: I MIGLIORI RIFUGI NEI DINTORNI DI LOVERE TRA OROBIE E LAGO D’ISEO
Se pensate che Lovere sia bella solo da vivere a bordo lago, tra un caffè in piazza e una passeggiata sul lungolago, aspettate di allacciare gli scarponi e guardarla dall’alto. Alle spalle del borgo, infatti, si sviluppa una rete di sentieri spettacolare, fatta di vecchie mulattiere, boschi profumati e, soprattutto, di rifugi pronti ad accogliervi a braccia aperte.
Andare per rifugi qui non è solo una questione di sport o di trekking: è il modo migliore per staccare la spina, respirare aria buona e, ammettiamolo, godersi un bel piatto di casoncelli o di polenta taragna con vista sul Lago d’Iseo. Che siate camminatori esperti o semplicemente in cerca di una passeggiata rilassante con la famiglia, ecco i rifugi nei dintorni di Lovere che dovete assolutamente segnarvi in agenda per la vostra prossima escursione.
Il Rifugio Magnolini e il Monte Alto: dove il lago tocca il cielo
Se esiste un luogo dove la geografia del Sebino si rivela in tutta la sua commovente interezza, quel luogo sono i pascoli che circondano il Rifugio Magnolini. Situato a 1.612 metri di altitudine, nella sella tra il Monte Alto e il Monte Pora, questo storico rifugio è un balcone sospeso tra due mondi: da un lato la maestosità della Presolana, la “Regina delle Orobie”, dall’altro lo specchio d’acqua del Lago d’Iseo che, da quassù, sembra un fiordo scandinavo dimenticato tra le montagne lombarde.
Il sentiero si snoda tra ampie praterie alpine che in primavera si tingono del viola dei crochi e in estate profumano di fieno selvatico. Ma il vero segreto sta nel proseguire per altri venti minuti oltre il rifugio, fino alla croce del Monte Alto. È qui che il panorama si fa assoluto: uno sguardo a 360 gradi che abbraccia la Val Camonica, la Val Cavallina e l’intera sagoma di Montisola. Sostare sul muretto del rifugio, magari con un piatto di casoncelli fumanti e un bicchiere di vino rosso, è un rito che ti riconcilia con il mondo.
Il rifugio, inaugurato nel 1948 dalla sezione CAI di Lovere, è dedicato a Leonida Magnolini, alpino loverese caduto sul fronte russo nel 1943 e Medaglia d’Oro al Valor Militare. Una chicca d’archivio: nel 1937 la Milizia Forestale propose un finanziamento per la costruzione a patto di avere tre stanze riservate come “cella di sicurezza” per i reati forestali. I loveresi rifiutarono, preferendo autotassarsi pur di mantenere il rifugio un luogo di pura e libera accoglienza!
Come si raggiunge da Lovere:
- Per i più allenati: Potete partire a piedi direttamente dall’Hotel Continental seguendo il sentiero CAI 551. Si tratta di una camminata impegnativa di circa 4 ore con 1.300 metri di dislivello.
- Versione Easy: In auto si sale verso Clusone e si prosegue fino ai parcheggi della Malga Alta di Pora (circa 35 minuti). Da lì, una comoda e panoramica strada sterrata vi porterà al rifugio in circa 40 minuti di passeggiata adatta a tutti.
Malga San Sanico e i sentieri di Bossico: l’alpeggio a portata di sguardo
Più vicino a Lovere, là dove l’altopiano di Bossico si protende come una prua di nave sopra l’alto Sebino, si trova la conca della Malga San Sanico. Non è un rifugio nel senso più istituzionale del termine, ma una testimonianza viva di quella cultura d’alpeggio che da secoli caratterizza queste montagne.
Il cammino per raggiungerla è una poesia: si parte dalle ultime ville ottocentesche di Bossico, addentrandosi in una fitta pineta dove il profumo di resina accompagna i passi. Il sentiero, pianeggiante e accessibile anche alle famiglie con bambini, gioca costantemente a nascondino con il lago, svelando scorci azzurri tra i tronchi dei pini. All’improvviso, il bosco si apre e lascia spazio alla conca della malga. Acquistare un pezzo di formaggio d’alpeggio direttamente dalle mani del pastore, prima di riprendere la via del ritorno, è un piccolo lusso autentico che nessuna boutique di città potrà mai offrire.
Curiosità storica: C’è un motivo se i sentieri di Bossico sono larghi e costellati di spettacolari residenze d’epoca dai nomi romani (Villa Palatino, Villa Aventino…). Tra l’800 e il ‘900 l’altopiano divenne il luogo di villeggiatura prediletto dalla ricca borghesia industriale loverese, che saliva quassù in cerca di aria fina. Molto prima, nel 1630, l’isolamento geografico di questi boschi salvò gli abitanti dalla peste manzoniana: la zona divenne un vero e proprio “rifugio sanitario” naturale contro il contagio.
Come si raggiunge da Lovere:
In auto si sale verso l’altopiano di Bossico (circa 15 minuti di tornanti panoramici). Lasciata l’auto nei pressi della pineta in località Sette Colli, si imbocca la facilissima strada sterrata pianeggiante che in circa 1 ora e 30 minuti di relax conduce alla malga.
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Il Rifugio Medelet: l’anima selvaggia del versante bresciano
Se lo sguardo da Lovere si volge verso la sponda bresciana, l’occhio cade inevitabilmente sui profili aspri che sovrastano Pisogne e la Val Palot. È qui, nascosto tra i boschi di castagni e faggi che preludono alle grandi vette, che si trova il Rifugio Medelet (1.200 metri).
Per raggiungerlo si attraversa un territorio diverso, più intimo e a tratti selvaggio. Partendo dalla località Passabocche, il sentiero sale deciso lungo antiche mulattiere utilizzate un tempo dai boscaioli e dai carbonai. Il Medelet è il rifugio degli escursionisti che amano il profumo del legno bruciato nel camino, la polenta taragna cucinata senza fretta e l’atmosfera di quelle baite dove ci si saluta tutti, anche senza conoscersi. Dalla sua terrazza, la vista sul lago è più defilata, quasi pudica, ma la prospettiva sulla catena delle Orobie e sulla media Valle Camonica è di una potenza straordinaria. È la meta ideale per chi vuole “sentire” la montagna vera, quella fatta di fatica ripagata dall’accoglienza calorosa dei rifugisti. Il nome “Medelet” deriva dal dialetto locale e fa riferimento ai piccoli pascoli di mezza costa utilizzati un tempo per la transumanza prima di salire sul Monte Guglielmo (il Gölem), la montagna sacra del Sebino. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la fitta vegetazione e i nascondigli naturali intorno al rifugio lo resero uno snodo logistico cruciale per le brigate partigiane che operavano tra la Val Camonica e la Val Trompia.
Come si raggiunge da Lovere:
Si attraversa il lago guidando in direzione Pisogne, per poi salire verso la Val Palot fino alla località Passabocche (circa 25 minuti di auto in tutto). Da qui si parcheggia e si segue la vecchia mulattiera nel bosco che, con una salita costante di circa 1 ora e 30 minuti, vi porterà direttamente al rifugio.
Nota per il viandante moderno: I rifugi sono custodi di un equilibrio delicato. Quando salite, portate con voi il rispetto per chi lavora in quota e per la natura che vi ospita. Ricordate che un sorriso al rifugista vale più di qualsiasi recensione online e che il silenzio è il miglior compagno di escursione che potreste desiderare.
Dagli scarponi al relax: il tuo rientro a bordo lago
C’è una sensazione bellissima che conosce solo chi cammina in montagna: quel momento esatto in cui ti togli gli scarponi a fine giornata, le gambe sono stanche ma la mente è completamente svuotata dai pensieri. Quando scenderai dai sentieri delle Orobie, le luci di Lovere e l’abbraccio dell’Hotel Continental saranno lì ad aspettarti.
Il modo migliore per concludere la giornata? Un aperitivo fresco sul balcone della tua camera, guardando il riflesso del tramonto sul lago mentre riguardi le foto scattate in quota. Perché un’avventura spettacolare merita un finale altrettanto perfetto.
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